Dottore, come sta il Power Metal? Episodio 2 (il recuperone di fine anno)

Bentornati nella rubrica che fa male al cuore, all’anima e al pancreas! Chi di voi poweroni non ha vissuto la propria miserabile esistenza ascoltando Stratovarius, Blind Guardian e Gamma Ray? Ma come, siete ancora fossilizzati su quei gruppi da vecchietti con la produzione da scantinato? Oggi tra i GGGiovani vanno di moda i suoni pomposi e pulitini delle grandi etichette, il dress code alla Dario Fashion Blogger e l’attività sui social! Per cui prendete la bombola d’ossigeno e tuffatevi con me nella palude di escrementi e sporco che il power moderno ci sta regalando!

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Ci oscureremo in un mondo di metallo.

Non cercherò neanche per un attimo di passare per quello che conosce la discografia dei Manilla Road a menadito. Ad anni alterni, la band di Mark Shelton, che ci lascia in un mondo di posers e rimbambiti che amano le produzioni plasticose, è sempre riuscita bene o male a tirare fuori dei bei dischi, e l’ultimo To Kill a King era pure un bel prodotto in un mercato dove sonorità di quel genere mancavano in modo vistoso.

Non cercherò neanche per un attimo di passare per quello che conosce la discografia dei Manilla Road a menadito. Ad anni alterni, la band di Mark Shelton, che ci lascia in un mondo di posers e rimbambiti che amano le produzioni plasticose, è sempre riuscita bene o male a tirare fuori dei bei dischi, e l’ultimo To Kill a King era pure un bel prodotto in un mercato dove sonorità di quel genere mancavano in modo vistoso.

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“Siamo Seri” 1 – Shangri-La

Welcome
This transmission
From a fallen star
Otherwise known as Arcturus

Se sei un metallaro o ti definisci tale, se ti sei mai definito tale o ti definirai mai tale, l’accostamento tra questa graphic novel e gli Arcturus è d’obbligo. Shangri-La è un’opera di fantascienza magnifica, nonostante qualche pecca, che richiama da vicino le atmosfere di 1984 rielaborandole però in chiave sci-fi e abbracciando un universo di tematiche differenti ed attualissime. A me ha colpito sin dalla copertina, figuratevi.

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Essere parenti di Lazare e non fare bububu: IN VAIN – Currents.

Fare un disco ‘death metal tecnico’, o come certi siti specializzati lo chiamano ‘extreme progressive metal’ (mi aspetto che prima o poi salteranno fuori anche ‘extreme heavy metal’, ‘extreme hard rock’, ‘extreme sarcazzo’), al giorno d’oggi non è cosa semplice. Non certo perché manchino bravi musicisti, visto che quelli ormai spuntano da ogni dove (millantando diplomi a ridicole scuole triennali di provincia che insegnano ad essere il nuovo Malmsteen o il nuovo Dave Lombardo, trasformando il malcapitato nel migliore dei casi in una specie di pupazzo vuoto privo di ispirazione ma pronto a millantare i suoi studi prestigiosi).

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Il tizio cieco in prima fila ai DARK QUARTERER che ci insegna come goderci la vita.

De Il Segno del Comando non conoscevo un cazzo. Lo ammetto subito: mi sono presentato al Centrale di Erba sabato 27 gennaio unicamente per l’aura di leggenda che li circonda e per la qualità della serata. Vogliatemi male ma non ho tempo di cacare tutta la roba che esce/che è uscita, tantopiù ora che mi sono beatamente pensionato e che mi godo la vita tra una giocata a Pathfinder e una lettura di Lovecraft, nonché a cercare modi di rimpinguare il mio misero stipendio per potermi permettere un sacrosanto festival estivo.

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Dottore, come sta il Power Metal? Episodio 1.

Non seguo più attivamente la scena power metal all’incirca da quando Matt Barlow ha mollato gli Iced Earth per la seconda volta, che sarà stato all’incirca il Giurassico per molte giovani leve del Gran Dio Cornuto del Metallo. Ciononostante, nella caotica e orrenda giungla dei social network, grazie (o per colpa) dei miei compagni di merende qualche roba finisce sul mio Telegram o sul mio Whatsapp, scatenandomi sensazioni contrastanti.

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Top of the Corpse 2017

Ora che sto cazzo di venerdì 2017 si è finalmente concluso, dandoci la speranza che il mondo si decida a sprofondare su sé stesso regalandoci un futuro di guerre civili, vittoria alle elezioni di Giggino diMaio e istituzione di una Anti UE con Apputin, persecuzioni razziali, meme di merda ed iPantellas opinionisti e con un forte peso politico, possiamo tirare le somme di cosa è successo musicalmente. Purtroppo chi è attempato fatica sempre più a star dietro ai nuovi trend del momento, costituiti mi par di capire da Sabaton, djent e qualsiasi genere comprenda la parola ‘core’, ma non per questo chi sta lontando dalle luci della ribalta e continua imperterrito a coltivare il suo orticello si merita la mia stima ed un posto in prima fila nella mia collezione di dischi. Dunque, chi più metal e chi meno, questa è la personale classifica che ha accompagnato il mio 2017, ovviamente strutturata in un modo palesemente copiato dalla migliore webzine che esista in Italia.

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Die Apokalyptischen Reiter @ Konzertfabrik Z7 (04/11/2017)

Quando cominci ad essere ‘grande’, secondo l’accezione meramente statale del consolato umano, fare certi incontri nella tua vita con gente che ha fatto parte del tuo passato può diventare alternativamente un dramma o una cosa sorprendente. Reincontri i vecchi amici, vedi le vecchie cariatidi che ti pigliavano per il culo alle superiori che nel 90% dei casi si sono trasformati in ottimi padri di famiglia che menano la moglie e vanno a mignotte nel weekend, può capitare di reincontrare le ex con cui sei stato un bel po’. Una cosa accomuna tutti questi incontri, alcuni più sgradevoli e altri meno: il passato, i bei tempi andati e tutte quelle cose su cui noi metallari viviamo praticamente il nostro quotidiano. Penso che la nostalgia sia uno dei caratteri fondanti della nostra musica e del nostro modo di interpretare il mondo, ed ecco il quadro in cui qualche tempo fa apro in modo noioso Wir sind zurück, nuovo singolo dei Die Apokalyptischen Reiter, gruppo che a molti di voi causerà probabilmente forte prurito anale, che io fomenterò tramite massicce dosi di peperoncino.

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C’era una volta l’epic metal – Jack Starr’s Burning Starr – Stand Your Ground

Nel 1985 Jack Starr era un chitarrista attraenteeeeee e aveva un’ottima band, ma cadde in un pentolone di ego chiamato David DeFeis (cit.).

Membro fondatore originale dei Virgin Steele, dopo il divorzio per la vena sinfonico/epica in cui si stava andando sotto le ormai ossessive manie di protagonismo dell’istrionico urlettatore, decise di mettere su il suo progetto dal nome Burning Starr. Era un periodo in cui anche il monicker più ingenuo poteva raccogliere consensi e, sotto questo nome, il nostro bravo chitarrista pubblicò ben quattro lavori fino al 1989, anno in cui, visto l’abbandono del Metallo da parte di moltissimi fan, decise di chiudere a chiave il progetto e metterlo in un cassetto. Eppure i sogni di chi è stato forgiato nell’acciaio sono duri a morire: nel 2004 si muove qualcosa e nel 2008 esce finalmente il nuovo Defiance (un nome, un programma), presentato per la prima volta al Magic Circle Festival.

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Grave Digger @ Circolo Colony + Matrimonio di mio cugino (07/10/17)

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Parola del Signore

Sbaglio per ben due volte l’accento sul nome della sposa, trattenendo dei bestemmioni così forti che o prendo fuoco io o prende fuoco la chiesa. Si, mi hanno costretto a leggere la ‘Preghiera ai fedeli’ (che ora non ricordo quale momento sia della funzione matrimoniale, ma per me resterà sempre una delle più grandi macchie della mia vita), con mio zio venuto personalmente ad implorarmi lacrime agli occhi. Chi c’era, guardando la scena da fuori, mi ha raccontato poi di aver letto meccanicamente stile ‘Istituto Luce’, perché probabilmente avrei voluto che un carro armato irrompesse nel tempio del Signore e facesse fuoco.

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